Roma –  Ogni giorno siamo tempestati da proclami di di sgravi fiscali, di tasse e contributi sospesi. Con il primo Decreto Ristori annunciato dal Governo – seguito subito dal Decreto Bis – si parla di quasi 800 milioni di euro, tra imposte e contributi, che non saranno versati a novembre. Versamenti posticipati al 2021. Sospensioni fiscali che riguardano le zone rosse e arancioni. Tutto sembra voler rassicurare il popolo, chiuso, che però oggi, 16 novembre 2020 deve pagare le tasse. Sempre e comunque.

Questa, almeno, è la versione ufficiale fornita dalla comunicazione istituzionale. Si parte dalle conferenze stampa del premier Conte, si arriva agli articoli che illustrano le misure dopo i documenti governativi. Quindi, ogni piccolo imprenditore cerca di capire come dovrà comportarsi e quali pagamenti potrà posticipare – in questo delicato momento economico – con l’aiuto del commercialista. Ma questo trend rassicurante è smentito dai fatti, oggi ci si trova a pagare l’iva ed il peso dei contributi. Ma a tutto ciò si aggiungano le spese di sanificazione, adeguamenti e minuterie varie a cui le attività produttive sono state sottoposte.

E mentre tutto è chiuso, l’unica cosa a stare aperta sono le tasse. Un giorno difficile quello odierno, come tanti altri che ne dovranno seguire.

Molte attività lasciate aperte in zone gialle o arancioni fanno i conti comunque con la drastica diminuzione di fatturato, ma anche con la stabilità delle spese da sostenere: costi fissi di energia, dipendenti, e funzionamento delle strutture. E quindi ci rimettono, in alcuni casi preferibbero perfino lo stato di chiusura. Ecco dove si è arrivati. Il nostro team è al lavoro costante per individuare criticità ed individuare soluzioni, ma servono norme applicative snelle e veloci, e sgravi concreti non ristori promessi e non corrisposti.