In primo piano la preparazione professionale, per questo è istituito un credito d’imposta pari all’80% delle spese sostenute nel 2024 per la partecipazione a corsi di formazione

Roma 2 apr 2024 – La legge in questione (36/24) , composta di 18 articoli, disciplina, nei primissimi articoli, gli incentivi, specie fiscali, destinati sia all’insediamento (articoli 4 e 5) sia alla permanenza (articoli 6 e 7) dei giovani in agricoltura.

L’articolo 2, invece, è quello che, necessariamente, definisce e chiarisce la nuova figura di “impresa giovanile agricola” e di “giovane imprenditore agricolo”, indicandone i requisiti soggettivi e oggettivi.

Si fa riferimento a “impresa giovanile agricola” e a “giovane imprenditore agricolo” per indicare imprese, in qualsiasi forma costituite, ovvero singoli imprenditori, che esercitano esclusivamente attività agricola ai sensi dell’articolo 2135 del codice civile, in cui, devono possedere tra i diciotto e i quaranta anni:

  • in caso di impresa individuale, l’imprenditore agricolo titolare
  • se si tratta di società di persone e di società cooperative, comprese le cooperative di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 228/2001, almeno la metà dei soci
  • nel caso di società di capitali, gli imprenditori agricoli che sottoscrivano almeno la metà del capitale sociale ovvero che facciano parte di organi di amministrazione per almeno la metà del totale dei componenti stessi.

Tali definizioni vengono riprese da due disposizioni normative europee.

Innanzitutto, viene richiamato l’articolo 2, paragrafo 1, lettera n), del regolamento Ue n. 1305/2013, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr), che definisce “giovane agricoltore” una persona di età non superiore a quaranta anni al momento della presentazione della domanda (per l’ottenimento del sostegno da parte del Feasr), che possiede adeguate qualifiche e competenze professionali e che si insedia per la prima volta in un’azienda agricola in qualità di capo dell’azienda.

Tuttavia, si rileva che tale provvedimento, a decorrere dal 1° gennaio 2023, è stato abrogato dall’articolo 154, paragrafo 1, del regolamento Ue n. 2115/2021 che, contestualmente, però, consente allo stesso regolamento Ue n. 1305/2013 di esplicare la propria efficacia relativamente all’attuazione dei programmi di sviluppo rurale a norma dello stesso previsti, fino al 31 dicembre 2025, con particolare riferimento, alle stesse condizioni, alle spese sostenute dai beneficiari e pagate dall’organismo pagatore nell’ambito di tali programmi di sviluppo rurale fino a tale data.

Poi, si fa riferimento all’articolo 4, paragrafo 6, dello stesso regolamento n. 2115/2021, che, per la figura del “giovane agricoltore” stabilisce:

a) un limite massimo di età compresa tra 35 e 40 anni

b) le condizioni per essere “capo dell’azienda”

c) gli adeguati requisiti di formazione o le competenze richiesti, quali determinati dagli Stati membri.

Il paragrafo 1 della fonte europea abrogante prevede che la definizione di “giovane agricoltore” venga fissata dagli Stati membri nei relativi piani strategici della Politica agricola comune (Pac).

E, in proposito, il Piano nazionale di riferimento prevede:

a) un limite massimo di età pari a 40 anni

b) che il giovane agricoltore che si insedia, o si è insediato di recente, per la prima volta in un’azienda agricola, sia considerato capo azienda se assume il controllo effettivo e duraturo dell’azienda agricola in relazione alle decisioni inerenti alla gestione, agli utili e ai rischi finanziari. Pertanto, nel caso costituisca un’impresa individuale, il giovane agricoltore è, ipso facto, capo azienda.

Invece, nel caso di società, il giovane agricoltore esercita il controllo effettivo se:

  1. detiene una quota rilevante del capitale
  2. partecipa al processo decisionale per quanto riguarda la gestione (anche finanziaria) della società
  3. provvede alla gestione corrente della società.

Tali principi vanno applicati tenendo in considerazione quanto previsto dal Codice civile in materia di controllo e poteri di gestione, anche finanziaria, per le varie tipologie societarie, secondo i criteri riportati nel Piano strategico

c) il possesso di uno dei seguenti titoli di studio:

  1. titolo universitario a indirizzo agricolo, forestale, veterinario, o titolo di scuola secondaria di secondo grado a indirizzo agricolo
  2. titolo di scuola secondaria di secondo grado a indirizzo non agricolo e attestato di frequenza ad almeno un corso di formazione di almeno 150 ore, con superamento dell’esame finale, su tematiche riferibili al settore agroalimentare, ambientale o della dimensione sociale, tenuto da enti accreditati dalle Regioni o Province autonome, o partecipazione a un intervento di cooperazione per il ricambio generazionale
  3. titolo di scuola secondaria di primo grado, accompagnato da esperienza lavorativa di almeno tre anni nel settore agricolo, documentata dall’iscrizione al relativo regime previdenziale o acquisita nell’ambito dell’intervento di cooperazione per il ricambio generazionale, oppure, ove previsto nei bandi regionali per gli interventi di sviluppo rurale, titolo di scuola secondaria di primo grado accompagnato da attestato di frequenza a uno o più corsi di formazione di almeno 150 ore come stabilito dalla medesima Regione o Provincia autonoma, con superamento dell’esame finale, su tematiche riferibili al settore agroalimentare, ambientale o della dimensione sociale.

Riguardo l’esercizio esclusivo dell’attività agricola, si ricorda che l’articolo 2135 del codice civile dispone che è imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività:

  • coltivazione del fondo
  • selvicoltura
  • allevamento di animali e attività connesse.

Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.

Per attività connesse si intendono quelle esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano per oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge.

La legge n. 36/2024, dopo aver definito e chiarito, all’articolo 2, le nuove figure di “impresa giovanile agricola” e di “giovane imprenditore agricolo” , disciplina, rispettivamente, nell’articolo 4 e 5, e negli articoli 6 e 7, gli incentivi, specie fiscali, destinati all’insediamento e alla permanenza dei giovani in agricoltura, come di seguito elencati:

  • articolo 4, reca disposizioni in materia di regime fiscale agevolato per il primo insediamento delle imprese giovanili in agricoltura
  • articolo 5, introduce agevolazioni in materia di compravendita di fondi rustici
  • articolo 6, prevede un credito d’imposta per le spese sostenute per la partecipazione a corsi di formazione
  • articolo 7, reca disposizioni in materia di agevolazioni fiscali per l’ampliamento delle superfici coltivate.

L’articolo 4, al comma 1, infatti, consente alle imprese giovanili agricole e ai giovani imprenditori agricoli che intraprendono un’attività d’impresa di:

  • optare per un regime fiscale agevolato consistente nel pagamento di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, delle relative addizionali e dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap), pari al 12,5% della base imponibile costituita dal reddito d’impresa prodotto nel periodo d’imposta. Il regime si applica limitatamente alle attività agricole diverse da quelle per le quali il reddito è determinato forfetariamente ovvero ai sensi dell’articolo 32 del Dpr n. 917/1986 (Tuir), che disciplina il reddito agrario
  • mantenere l’opzione esercitata per il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e per i quattro periodi d’imposta successivi.

L’articolo 4, al comma 2, precisa che il suddetto regime agevolato è riconosciuto a condizione che i beneficiari di tale misura fiscale:

  • non abbiano esercitato nei tre anni precedenti altra attività d’impresa agricola
  • abbiano regolarmente adempiuti gli obblighi previdenziali, assicurativi e amministrativi previsti dalla legge
  • non richiedano dette agevolazioni per trasferimenti di aziende preesistenti ai giovani imprenditori agricoli o a imprese giovanili agricole, come definiti dall’articolo 2 della legge.

L’articolo 5 stabilisce che, per i contratti di compravendita aventi per oggetto l’acquisto di terreni agricoli e delle loro pertinenze di valore non superiore a 200mila euro, stipulati dalle imprese giovanili agricole e dai giovani imprenditori agricoli, i compensi per l’attività notarile sono determinati in misura non superiore a quanto previsto dalla Tabella A) – Notai del decreto del ministro della giustizia 20 luglio 2012, n. 140, ridotto della metà.

La citata tabella prevede che, per gli atti immobiliari da 25.001 euro a 500mila euro (con valore medio di 262.500 euro), la percentuale riferita al valore medio debba risultare pari all’1,078% del valore dell’immobile, con la possibilità di prevedere una forbice in aumento sino al 5,99% e in riduzione fino allo 0,653 per cento.

L’articolo 6, al comma 1, istituisce un credito d’imposta per le spese relative alla partecipazione a corsi di formazione, prevedendo, in favore dei giovani imprenditori agricoli, che hanno iniziato la propria attività a decorrere dal 1° gennaio 2021, la concessione di un credito di imposta, pari all’80% delle spese sostenute e documentate nel 2024, fino a un importo massimo annuale di 2.500 euro nelle ipotesi di partecipazione a corsi di formazione attinenti alla gestione e dell’azienda agricola.

Il bonus è usufruito esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del Dlgs n. 241/1997 (sistema dei versamenti unitari con compensazione effettuati tramite modello F24), entro il secondo periodo d’imposta successivo a quello in cui la spesa è stata sostenuta.

Lo stesso articolo 6, al comma 2, demanda ad un decreto del ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, da adottarsi di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze, entro due mesi dalla data di entrata in vigore della legge in esame, la definizione dei criteri e delle modalità di attuazione del comma 1.

L’articolo 7, al comma 1, reca disposizioni in materia di agevolazioni fiscali per l’ampliamento delle superfici coltivate, prevedendo che, a decorrere dal 1° gennaio 2024, i giovani imprenditori agricoli aventi la qualifica di coltivatore diretto o di imprenditore agricolo professionale e iscritti alla relativa gestione previdenziale, in caso di acquisto o permuta di terreni agricoli e delle loro pertinenze siano tenuti a versare le imposte di registro, ipotecaria e catastale, nella misura del 60% di quelle, ordinarie o ridotte, previste dalla legislazione vigente.